Nella tua pelle
di Chiara Carminati
Bompiani, 2024
Giovanna, Caterina e Vittorio si conoscono e crescono insieme nell’Istituto per i figli della guerra di Portogruaro: sono bambini orfani ma non orfani, separati dalle madri, ignorati dai padri naturali e respinti da quelli putativi, accolti da un pugno di religiosi illuminati che cercano di dar loro una famiglia. Poi le loro strade si dividono: Giovanna viene adottata da una ricca coppia di Padova che la vuole signorina perbene e le cambia il nome; Vittorio l’avventuroso non esita a fuggire ma desidera ardentemente farsi catturare da qualcuno che gli voglia bene per quello che è; Caterina non lo sa ma può contare sulla forza di un legame che la tiene e la guida, un filo teso, una nuova possibilità. Ancora una volta Chiara Carminati racconta storie dentro la Storia: le vicende di questo romanzo sono ispirate ai fascicoli e ai documenti custoditi in un vecchio armadio di legno dell’Istituto San Filippo Neri di Portogruaro, un luogo unico in Europa, in cui venivano accolti i cosiddetti figli della guerra. Una materia viva, dolente ma soprattutto viva, con adulti a volte ostili a volte complici, anche loro vittime degli eventi e dello spirito del tempo.

Sam ( Istituto “La Rosa Bianca” Predazzo ) 3 hours ago
Il libro parla di tre bambini, Giovanna Vittorio e Caterina, che crescono assieme, nell’ Istituto per i figli della guerra di Portogruaro.
Questi bambini erano nati da madri che avevano subito una violenza da uno sconosciuto in guerra e che erano state costrette ad abbandonarli perché non erano stati accettati dai padri naturali e dalle loro famiglie.
Erano stati accolti da delle suore che si prendevano cura di loro. Ma ad un certo punto la loro strada si divide. Giovanna viene adottata da una ricca coppia di Padova che le cambia anche il nome, Vittorio scappa e Caterina torna nella famiglia iniziale per aiutarli con il lavoro.
Il libro mi è piaciuto perchè nel leggerlo ho avuto un insieme di sensazioni che mi portavano a leggere ogni volta una pagina in più. L’ argomento è molto interessante e mi fa imparare nuove cose sulla guerra e anche quali sono le conseguenze che la guerra porta una volta finita.
Con i paragoni che fa la scrittrice si riescono a capire meglio le emozioni dei personaggi. Il libro affronta una tematica molto forte e delicata come quella dei bambini coinvolti nelle guerre, che una volta finite vengono abbandonati e devono crescere in fretta. Sono rimasto molto colpito dalla complicità che viene costruita da questi bambini all’ interno dell’ Istituto.
Mi è piaciuto molto Vittorio quando si è fatto rispettare senza paura. Dà un pugno in faccia a Fabrizio che potrebbe farlo picchiare dai suoi amici e lui senza paura si scaglia su di lui.
orso_naldo ( Istituto “La Rosa Bianca” Predazzo ) 3 hours ago
A me il libro “Nella tua pelle” non è piaciuto molto perché l’ho trovato abbastanza noioso e troppo lungo, però è scritto bene, con un linguaggio semplice e leggibile. Secondo me i personaggi non si distinguono tanto facilmente, soprattutto nello svolgimento del libro, e non si capisce bene cosa debbano fare per esempio non ho capito bene il ruolo del dottor caccia e secondo me i personaggi si mescolano troppo. Non lo consiglio a quelli che si annoiano proprio per la lunghezza del libro .
Mulawino ( Istituto “La Rosa Bianca” Predazzo ) 4 hours ago
Il libro mi è piaciuto abbastanza, la storia è stata avvincente fino alla fine senza mai essere ripetitiva,in particolare è diventata più interessante sul finale. Credo che questo libro sia molto interessante perché parla delle conseguenze della guerra, come l’abbandono di bambini, in modo diverso. Inoltre sono riuscito a empatizzare particolarmente con i personaggi, in particolare con Giovanna che è la protagonista della storia dall’inizio alla fine.
RASTARDO_FLORISLAVA ( Istituto “La Rosa Bianca” Predazzo ) 4 hours ago
Il libro parla di tre bambini orfani di nome Vittorio, Caterina e Giovanna, che si trovano nell’Istituto dei figli della guerra di Portogruaro e che vengono adottati da diverse famiglie vivendo vite completamente diverse. (Vittorio e Caterina non vengono adottati).
Secondo me il libro è molto coinvolgente perché è molto approfondito e racconta bene e in modo abbastanza scorrevole i dettagli, ma un po’ stancante siccome il racconto si snoda lungo molti anni e se ci si perde un pezzo di storia è difficile capire le parti successive. Mi è piaciuto il fatto che Vittorio facesse sempre rispettare se stesso e i suoi amici.
Aleale ( Istituto “La Rosa Bianca” Predazzo ) 4 hours ago
Il romanzo nella tua pelle è molto emozionante ma difficile da capire , infatti in alcuni punti mi perdevo creando confusione, l’autrice usa una scrittura delicata e complessa.
La storia riesce a trasmettere molte emozioni e spinge il lettore ad immedesimarsi nei personaggi.
Questo libro lo consiglierei ai ragazzi della mia età perché molto significativo, io darei 7 su 10 a questo libro.
Giulixx ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 1 day ago
Ho apprezzato molto il libro che ho letto intitolato “Nella tua pelle”, perchè risulta molto delicata la scrittura e la lettura è piacevole e scorrevole.
La storia dei ragazzi fa riflettere sull’importanza di riconoscere ogni giorno quanto si è fortunati ad avere la propria casa, la propria famiglia e di essere grati semplicemente di ciò che si possiede.
Uno dei tanti valori su cui il libro richiama alla riflessione è l’identità, poiché mette in evidenza che quest’ultima può variare nel corso del tempo e a causa di vari eventi.
Condivido lo stesso pensiero che trasmette il racconto ovvero che il cambiamento è vissuto sia come una perdita, sia come una scoperta, risultando negativo quando si perdono o si affievoliscono valori importanti, come la sensibilità e la gentilezza. Tuttavia può possedere anche un lato positivo in quanto, diventando grandi, si sviluppano più autorevolezza e serietà.
Mi è piaciuto inoltre il fatto che parli anche del tema del corpo, in quanto è la parte di noi con cui facciamo esperienza e proviamo emozioni. Peraltro il corpo influenza il modo in cui i personaggi vengono visti e percepiti dall’ambiente in cui vivono; ne vengono evidenziati, infatti, sia il proprio carattere che il modo di pensare. Ad esempio, se noi osserviamo la protagonista Giovanna, potremmo notare che, in base a come si comporta, a come reagisce alle varie vicissitudini e alle esperienze che vive, viene giudicata da chi ha intorno.
Ciò mi fa capire che per avere una buona reputazione presso gli altri è necessario un buon e rispettoso comportamento.
Un altro tema affrontato è quello dell’empatia facendomi riflettere sul fatto che ognuno di noi è sensibile a suo modo, magari provando emozioni diverse dalle nostre nello stesso momento; di conseguenza non possiamo giudicare una persona e il proprio comportamento solo dalle prime impressioni, perchè prima del giudizio bisogna conoscere sufficientemente chi ci troviamo davanti .
Risulta difficile ogni giorno mettersi nei panni dell’altro, ma questo libro aiuta comunque a comprenderne il concetto e a sensibilizzare il lettore.
Mi ritrovo nella personalità della protagonista, perché spesso si fa influenzare dalle azioni e dai giudizi degli altri; però questo non la rende debole bensì molto fragile. Il che la porterà a sviluppare nel tempo un carattere più ribelle e tenace.
Il fatto che mi ha colpita di più è che la protagonista non si arrenda mai, cerchi sempre il lato positivo di tutto e affronti la propria vita a testa alta, traendone una lezione importante.
La scena che mi è rimasta più impressa è collocata verso la fine del libro, quando Giovanna scopre che la contessa non è in verità una persona che la costringa a rispettare le regole del galateo e l’etichetta, come lei l’aveva ideata. Con lo svilupparsi degli eventi, invece,si rivelerà una donna molto in gamba e dal carattere creativo.
Una tecnica utilizzata che ho osservato nel libro è la sovrapposizione, durante la lettura, delle varie storie dei personaggi, seguendo la linea temporale; quindi riuscire a capire che cosa stia succedendo “da una parte e dall’altra” risulta molto coinvolgente.
Consiglierei questo libro perché mi ha fatto riflettere su me stessa, sulla vita e sulla psicologia umana, favorendo la sensibilizzazione di chi legge.
Giulixx (Istituto T.T. Guglielmo Marconi) ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 1 day ago
(commento di voto) È molto coinvolgente perché parla tanto dei sentimenti inoltre è scorrevole e piacevole nella lettura.
rebecca (Istituto T.T. Guglielmo Marconi) ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 1 day ago
(commento di voto) Mi é piaciuto questo libro, perché ha una scrittura semplice e scorrevole. Questo libro mi ha fatto riflettere molto e mi ha insegnato a non mollare mai nella vita.
albicocca 67 ( Istituto “La Rosa Bianca” Predazzo ) 1 day ago
“Nella tua pelle” di Chiara Carminati mi è piaciuto davvero tanto, anche più di quanto pensassi all’inizio. Non è il classico libro super pieno di azione, però riesce comunque a prenderti perché parla di cose molto vere. La cosa che mi ha colpita di più è il modo in cui ti fa entrare nei pensieri e nelle emozioni dei personaggi. È come se ti mettesse davvero “nella loro pelle”, e a un certo punto inizi a vedere le cose da un punto di vista diverso dal tuo. Alcune parti mi hanno fatto fermare a pensare, tipo “ok, non ci avevo mai riflettuto così”. La scrittura è semplice ma allo stesso tempo molto intensa. Non usa parole difficili, però riesce comunque a dire tanto, e secondo me è proprio questo il bello. Ci sono frasi che sembrano leggere ma poi ti restano in testa. I personaggi mi sono piaciuti perché sono realistici, con i loro dubbi e le loro insicurezze. Non sono perfetti, ma proprio per questo risultano più veri. In certi momenti mi sono anche un po’ rivista in quello che provano. In generale lo consiglierei soprattutto a chi ha voglia di leggere qualcosa che non sia solo una storia, ma anche un modo per capire meglio gli altri (e forse anche un po’ se stessi). Non è un libro “leggerissimo”, però secondo me vale davvero la pena leggerlo.
enea k. ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 2 days ago
“Nella tua pelle” è un romanzo relativamente breve, circa 190 pagine, la storia segue tre bambini, Giovanna, Vittorio e Caterina, essi sono figli della guerra ovvero nati da donne violentate da soldati durante il conflitto, le madri (inoltre) erano spesso costrette ad abbandonare i figli.
Il libro mi è piaciuto molto, la storia è ben strutturata e veloce da leggere, è adatto a tutte le età, con un lessico semplice ma non banale, il libro però forse è troppo breve e il finale troppo ottimista.
Questo romanzo inoltre mi ha fatto scoprire cosa/chi sono i “figli della guerra” e mi ha fatto riflettere se cose così accadono anche ai giorni nostri, quindi per me merita di essere letto e lo consiglio a tutti gli appassionati di storia.
Erik__Cora ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 2 days ago
Il libro è ambientato nel periodo dopo la guerra, un tempo non tanto lontano dal nostro, tratta di temi che comunque anche negli anni recenti vengono discussi, la solitudine, l’amicizia e il ritrovo di se stessi. In generale il romanzo mi è piaciuto molto, riesce a spiegare in modo eccezionale le diversità dei protagonisti che sono legati per la condivisione di alcune idee. Lo consiglio a quelli a cui piacciono i romanzi storici e narrativi.
Andrew ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 2 days ago
Questo libro l’ho ritenuto piuttosto bello, ma non per la storia, ma per come viene raccontata. La lettura è abbastanza scorrevole, la trama è raccontata bene in modo da immedesimarti al suo interno. Mi è piaciuto un sacco la motivazione data alla scelta del titolo che dice: “Questa è la mia storia. Ed è la storia che sta scritta nella tua pelle, nelle tue ossa, nel sangue che ti nutre.” Questo spiega che è una storia scritta in ognuno di noi, ma non perché è necessario ricordarla, ma perché, leggendo il libro, capisci cosa provano i protagonisti.
Lucky011 ( C.I.F. Fondazione Mach ) 3 days ago
Il libro mi è piaciuto molto. Mi è sembrato completo e ben strutturato. Mi sono piaciuti molto i punti di vista dei diversi personaggi e il modo in cui le storie riescono ad intrecciarsi. Infatti, come già detto prima, secondo me è un libro ben strutturato, quindi non confusionario in cui i vari personaggi si mescolano tra di loro. Dà anche un insegnamento storico perché parla di fatti realmente accaduti, il libro mi fa immedesimare nei personaggi. Questo libro mi fa riflettere perché purtroppo con la guerra la situazione in cui si trovavano i protagonisti è simile a quella in cui si trovano moltissimi bambini e ragazzi nel Mondo. Dopo le due Guerre Mondiali sembra che le persone non abbiano ancora capito le conseguenze della guerra.
Non ci sono note negative da sottolineare.
È stato un libro fantastico e spero di leggerne altri simili.
fioreellino ( C.I.F. Fondazione Mach ) 6 days ago
“Nella tua pelle” è un romanzo storico in cui l’autrice intreccia la finzione narrativa con fatti realmente accaduti.
La vicenda è ambientata subito dopo la prima guerra mondiale nei territori del Friuli e del Veneto, In questo clima di violenza, molti bambini nacquero da madri italiane e soldati invasori, spesso a seguito di abusi.
Questi bambini, definiti “figli del nemico” o “figli di nessuno”, venivano spesso rifiutati dalle famiglie d’origine, lasciati dalle madri che non potevano mantenerli o le madri venivano obbligate dai mariti a disfarsi di loro perché segno di umiliazione.
Molti di loro trovarono rifugio nell’Istituto San Filippo Neri di Portogruaro, un collegio gestito da religiosi che mirava a trasformarli in cittadini “accettabili”. Se il collegio da una parte offriva protezione e un futuro dall’altro era caratterizzato da regole rigide, i ragazzi all’interno sognavano ed erano curiosi di sapere qual’era la loro propria identità.
I tre protagonisti del racconto sono Giovanna, Vittorio e Caterina, che si conoscono e crescono insieme all’istituto per i figli della guerra a Portogruaro.
I tre si separano nel corso del racconto ma nonostante ciò la loro amicizia non finisce. La storia che mi ha interessato di più è quella di Giovanna, che trova suonando il pianoforte non un semplice hobby, ma un modo per ritrovarsi. Nel mondo che la circonda, lei è costantemente etichettata dal suo passato: per tutti è solo una “figlia della guerra”, un numero o il risultato di un conflitto. Tuttavia mentre suona si sente libera e lontana da ogni etichetta.
Leggendo “Nella tua pelle” ho scoperto l’esistenza, della quale non sapevo assolutamente nulla, di questi collegi per gli orfani di guerra e mi ha profondamente colpito scoprire che esistessero luoghi simili.
La cosa che mi è rimasta più impressa è stato il lavoro di Chiara Carminati, l’autrice non ha solo scritto una storia, ma è andata a cercare le tracce di queste vite tra documenti e testimonianze.
Scrivere questo libro è stato un modo per dire che questi bambini sono esistiti, che la loro pelle aveva un valore e per far sì che questi luoghi non venissero cancellati dalla memoria.
Questo libro mi è piaciuto per il fatto che la vicenda si ispira a storie vere dell’istituto, e che tratta la vita degli orfani di guerra, il romanzo è scritto in maniera chiara e scorrevole con tante riflessioni e descrizioni.
Lo consiglio a chi abbia voglia di scoprire qualcosa in più su quel periodo.
HM50 ( C.I.F. Fondazione Mach ) 12 days ago
Buongiorno Chiara Carminati, il suo libro mi è piaciuto molto perché spiega le storie di persone diverse quando vivono nello stesso posto e anche quando i ragazzi si sono separati tra loro ognuno racconta i sentimenti che sta provando. Mi sono piaciute molto anche le lettere che si scrivevano per restare in contatto tra loro.
Non ho capito perché Vittorio non rispondeva alle lettere di Giovannina o magari è scritto ma non ho visto dove.
Grazie mille e complimenti per il libro.
adventure ( C.I.F. Fondazione Mach ) 23 days ago
Questo libro mi è piaciuto molto perché racconta una storia vera che fa emozionare. La cosa che mi ha colpito di più è come la protagonista cerchi di scoprire il suo passato anche se è difficile.
Nonostante parli della guerra, si legge bene perché Chiara Carminati usa parole semplici. Mi ha fatto capire quanto sia importante sapere da dove veniamo per capire chi siamo davvero. Lo consiglio perché è una storia che ti resta nel cuore.
alice3 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 31/03/2026
“Nella tua pelle” è un libro che racconta la storia di Giovanna, una bambina della guerra: la madre è stata costretta a lasciarla in Istituto appena nata.
I “bambini della guerra” nascono da donne che sono state violentate dai soldati nemici mentre i mariti erano al fronte.
La vicenda inizia con Giovanna, che si trova nell’ Istituto di Portogruaro, fondato appositamente per accogliere bambini nella sua stessa situazione. Qui la protagonista ha un legame molto forte con altri due ragazzi, Vittorio e Caterina: sono cresciuti insieme e si sentono come fratelli.
A un certo punto, però, tutto cambia: i signori Maseron decidono di adottare Giovanna.
Questo significa che i tre ragazzi devono separarsi, anche se non vogliono. Per non perdersi, decidono di restare in contatto scrivendosi delle lettere.
Attraverso questa nuova esperienza, Giovanna si trova a vivere una vita diversa e deve affrontare molte difficoltà, cercando di capire chi sia davvero. Nel corso della storia, grazie anche al legame con gli altri, scopre quanto sia importante mettersi “nella pelle” di qualcuno per capirlo davvero.
Mi è piaciuto molto questo libro, in particolare il linguaggio utilizzato per raccontare la storia e la trama, che è molto coinvolgente e tratta di un argomento importante.
Questa storia mi ha fatto capire che l’identità può cambiare nel tempo, ma non deve essere vista come una perdita: è più una scoperta. Non sai mai cosa ti aspetta dopo, anche se allo stesso tempo è difficile lasciare indietro tutto, per buttarsi in qualcosa di nuovo e sconosciuto.
Un altro tema importante è quello dell’abbandono. Giovanna cresce senza i suoi genitori e questo segna molto il suo modo di vedere il mondo. Anche se trova nuove persone nella sua vita, il senso di mancanza rimane e la accompagna nel tempo. Questo fa capire quanto siano importanti le figure familiari per la crescita di una persona.
Il libro parla anche del cambiamento: Giovanna è costretta più volte ad adattarsi a situazioni nuove, prima l’istituto, poi la nuova famiglia. Questo fa vedere quanto il cambiamento possa essere difficile, ma allo stesso tempo necessario per crescere. A volte fa paura, ma può portare anche delle novità positive.
Un altro aspetto importante è il valore dell’amicizia. Il legame tra Giovanna, Vittorio e Caterina è molto forte e sincero. Anche quando vengono separati, cercano comunque di restare uniti. Questo dimostra che i veri rapporti non dipendono solo dalla vicinanza, ma anche dall’impegno e dall’affetto.
Nel libro si parla anche del giudizio degli altri e delle relazioni. A volte le persone vengono viste solo per una parte di sé e questo può essere ingiusto. I giudizi degli altri possono rendere più difficile il nostro cambiare, perché fanno sentire una persona bloccata o non compresa.
Troviamo anche la tematica dell’empatia: la protagonista, vivendo una situazione difficile, riesce a capire meglio gli altri. Però non è facile mettersi nei panni di qualcun altro, perché ognuno ha esperienze diverse. L’empatia non è solo avere pena, ma cercare davvero di capire cosa prova l’altra persona.
Questo libro mi ha indotta a ragionare anche sulla realtà; a volte capita di giudicare qualcuno senza conoscerlo davvero, oppure di cambiare idea dopo averlo conosciuto meglio. Per questo è importante cercare di essere più aperti e non fermarsi alle prime impressioni.
Inoltre la storia fa comprendere quanto sia importante trovare il proprio posto nel mondo. Giovanna per molto tempo non sa a quale luogo appartenga davvero, ma piano piano costruisce la sua identità anche grazie alle esperienze che vive.
In generale questo libro mi ha fatto riflettere sia su me stessa sia sugli altri, soprattutto sull’importanza dell’identità, dell’amicizia, del cambiamento e dell’empatia.
rebecca ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 31/03/2026
Leggere questo libro con il suo linguaggio fluido e delicato, rispetto all’argomento di cui si sta parlando, mi ha fatto capire molto: come la vita possa essere difficile, come le persone possano vederci dall’esterno esprimendo pregiudizi, quante vicissitudini subiscano i ragazzi protagonisti.
Possiede molti messaggi, anche più numerosi di quelli che possiamo identificare a d una prima lettura.
La storia parla di due ragazzi di nome Giovanna e Vittorio. Giovanna veniva chiamata Ivanka dalla madre biologica e Lucrezia da quella adottiva. Vittorio era molto piccolo e magro, aveva i capelli ricci e occhi di un grigio intenso, quasi impossibili da descrivere. La sua missione, nella storia, era di ritrovare Caterina e Giovanna per stare di nuovo insieme. Giovanna, Vittorio e Caterina si erano conosciuti nell’Istituto per i figli della guerra. I “figli della guerra” erano bambini nati da un soldato e una donna qualsiasi. Non erano apprezzati perché la famiglia, non avendo scelto quell’uomo come sposo della ragazza, si sentiva disonorata. Molte volte i bambini venivano portati in questo istituto e dimenticati, ma altri, insieme alle madri, venivano uccisi.
Questo racconto è ambientato in Italia dopo la Prima Guerra Mondiale. Secondo me un primo messaggio importante è di non arrendersi mai davanti a niente e a nessuno. Infatti dalla protagonista, una ragazza forte e speranzosa, possiamo capire l’importanza di avere coraggio, di non mollare mai e quanto sia fondamentale avere una famiglia. Ti spiega che il mondo può essere crudele con persone che neanche se lo meritano, ma l’importante è avere coraggio e affrontare tutte le difficoltà a testa alta.
Molte volte è facile dire “forza e coraggio”, ma affrontare le proprie paure e incertezze non è mai semplice. Penso che se hai una famiglia che ti aiuta e ti sostiene è tutto più facile. Per famiglia non intendo solo parenti, ma anche amici, persone che cercano sempre di stare al tuo fianco.
Ho ritrovato la mia stessa idea di famiglia nelle pagine di questo libro, in particolare in una frase pronunciata da Giovanna: “ Vittorio è mio fratello, ma non di sangue”, che fa capire cosa provi la protagonista per lui. Mi fa pensare a tutte le persone che mi sono state vicine e che hanno sempre cercato di migliorare la mia giornata. Quando penso alla parola “famiglia” mi vengono in mente mia madre, mio padre, mia sorella ma non solo; anche le mie migliori amiche, che in ogni momento mi aiutano e mi supportano, cercando di fare tutto per vedermi sorridere.
Questo racconto ha un grande rapporto con il corpo sia in modo figurato sia letterale. Un esempio di utilizzo figurato è il titolo “Nella tua pelle”, perché la scrittrice vuole fare in modo che noi (lettori) riusciamo a immedesimarci nella storia di questi ragazzi e cercare di capire come mai si comportino così e quanto sia importante il loro traguardo o il loro scopo. La storia si basa, soprattutto, sull’empatia, cioè sulla capacità di capire e di immedesimarsi nella persona che ti racconta o ti confida un suo problema. Fa in modo che noi possiamo riconoscerci in Giovanna e Vittorio comprendendo le loro difficoltà, le loro preoccupazioni, le loro sofferenze ma anche la loro gioia. Sempre in senso figurato può essere interpretato il pregiudizio che hanno le persone, come per esempio le sorelle del signor Maseron: hanno sempre ripudiato Giovanna solo perché era una dei “figli della guerra”. Non hanno mai voluto conoscerla e vedere come la protagonista fosse dolce e piena di talento, solo perché non veniva da una famiglia dell’alta società.
Il senso letterale del titolo, invece, si può cogliere nei numerosi episodi in cui Vittorio veniva giudicato solo per il suo aspetto, considerato debole solo perché era piccolo e magro.
Ho notato che nelle descrizioni dei personaggi non c’è solo l’aspetto fisico, ma anche quello che provano, le loro emozioni più frequenti e i loro sogni. In molti altri libri, in confronto, c’è solo la descrizione fisica, che tralascia i sentimenti del personaggio. Apprezzo molto la descrizione dei protagonisti perché mi aiuta a comprenderli meglio, a capire cosa vogliono e il loro scopo. Di questo libro mi ha colpito il coraggio e la voglia di andare avanti e di non mollare mai della protagonista.
Un momento significativo in cui si possono notare la positività e la forza di Giovanna è sicuramente quando più persone iniziano ad avere pregiudizi su di lei e i suoi “parenti” la cacciano di casa. Nonostante questo, “Lucrezia” riesce ad andare avanti e a coltivare la sua passione. L’aspetto che mi è piaciuto di più in lei è il carattere: non so come abbia fatto a non abbattersi e non mollare quando tutto sembrava andare storto.
Consiglio questo libro non solo ai miei coetanei, ma anche a persone più adulte che siano interessate a una lettura leggera, alla Storia (perché è ambientato in Italia dopo la Prima Guerra Mondiale), al ruolo della donna nella società di quel tempo o a chi piaccia leggere le storie di altre persone e capire cosa abbiano provato in quella situazione.
L’ho trovato molto interessante e piacevole anche se solitamente non leggo questo tipo di storie. Lo consiglio inoltre per il ricordo e il pensiero di questi piccoli protagonisti, che considero una famiglia e la loro storia, poiché ci dà la motivazione ad andare avanti.
probably_J4ck ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 27/03/2026
Cara Chiara,
non ho mai letto un libro.
Questo è il primo della mia vita.
Mi ha colpito quando a pagina 141 ti soffermi sul profumo delicato del profumo alla lavanda.
Il profumo ha il grande potere di aprire la nostra memoria e di far venire fuori i nostri ricordi.
Hai scritto un libro pieno di sensazioni,Grazie.
Ci vediamo a giugno.
Re_mavo ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 26/03/2026
Cara Chiara.
Io suono il clarinetto e ho trovato stupenda la scena dove il maestro Lorenzo suona Rhapsody in blue. Non avevo mai sentito parlare di questa canzone e quindi me la sono andato a cercare ed ascoltare, così ho scoperto una canzone che non avevo mai sentito, poi ho scoperto George Gershwin, grandissimo e bravissimo compositore, poi ho scoperto il film Manhattan, e infine ho scoperto l’errore che ha creato il glissando iniziale del Rhapsody. In pratica, da una canzone, mi si è aperta una specie di matrioska che mi ha fatto conoscere tantissime altre cose, e questo è fantastico.
Adoro l’attenzione che hai avuto nel mettere nel testo una canzone scritta proprio in quegli anni.
Penso che Rhapsody in blue rappresenti perfettamente il momento in cui Vittorio esce dalla stanza pensando a cosa fare. Immagino Vittorio che sulle note energiche di Rhapsody in blue che prende coraggio e decide di scappare e iniziare una nuova vita.
Come la melodia iniziale del Rhapsody, che nasce quasi per sbaglio, per uno scherzo del clarinettista Ross Gorman, per uno scherzo del destino, Vittorio e Giovanna si sono incontrati.
Veramente stupendo. A te, e ai figli della guerra il mio commento positivo a questo tuo libro.
Brentegano doc ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Cara Chiara,
sono arrivato alle pagine in cui descrivi quando Giovanna e Vittorio si rincontrano e m’è piaciuto moltissimo come l’hai descritto. Il paragone con le onde del mare che si infrangono sulla spiaggia e in ugual modo l’abbraccio sui pensieri di Vittorio è bellissimo; fa anche riflettere su quanto un semplice gesto possa avere un impatto così grande su qualcuno.
Il modo in cui descrivi le scene, in modo dettagliato ma leggero e scorrevole e le parole che decidi di usare le rende ancora più belle. Inoltre mi piace molto come cambi continuamente i punti di vista dei personaggi perché rendono ancora più piacevole la lettura del libro.
La storia che hai raccontato è veramente originale perché tratta di un argomento che ha al suo interno verità e fatti realmente accaduti in luoghi che esistono o comunque che sono esistiti e neanche molto lontano da dove ci troviamo.
Due punti che mi sembrano importanti e da far notare perché tutte e due rappresentano la cattiveria e il dolore. La prima è quando Giovanna viene cacciata dalle zie Maseron mentre l’altra è la chiacchierata tra Vittorio e il dottor Caccia sulla spiaggia. La prima rappresenta l’avarizia presente in alcune persone che alla fine però va a nuocere ad altre persone, anche se, secondo me, nel caso di Giovanna potremmo definirla più una liberazione. La chiacchierata sulla spiaggia invece ci racconta come la guerra può farti sopravvivere ma toglierti tutto, magari neanche subito, perché la guerra è un dolore a lungo termine.
Il momento più bello del libro rimane comunque l’abbraccio. Un abbraccio che rappresenta un gesto di accoglienza e protezione: non tutti hanno la fortuna di poterlo fare a qualcuno o di riceverlo. Inoltre, un abbraccio può dare forza a chi non ne ha o a risollevare qualcuno in difficoltà.
Io un abbraccio cerco di viverlo al massimo e quando lo faccio in situazioni tranquille a qualcuno a cui voglio molto bene mi viene anche da pensare, a cose solitamente pacifiche, che mi rasserenano e mi fanno stare bene.
gg25 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Cara Chiara Carminati,
il suo stile mi è piaciuto subito: sceglie parole semplici ma precise, paragona i bambini a chicchi d’uva fragola sul raspo e Giovanna a una casa sulla laguna, e passa da un punto di vista all’altro in modo naturale, come se fossi lì con loro.
La storia è davvero originale, con quegli “orfani dei vivi” dopo la guerra, l’identità che viene rubata e la musica che aiuta a non sentirsi soli: mi hanno colpito tantissimo.
Mi sono rimasti impressi il grammofono visto dal buco nel muro e il coltello che Giovanna regala a Vittorio, perché si capisce che il loro legame è forte.
Soprattutto la pagina 137, con l’incontro tra Giovanna e Vittorio e il loro abbraccio. Il linguaggio è semplice e diretto: lei gli prende il coltello, lo richiude e lo stringe. Le immagini sono forti, come un’onda che arriva da lontano e si schianta dentro di lui. Trasmette sollievo, paura e un amore fraterno che cura le ferite.
Per me un abbraccio rappresenta il linguaggio più puro dell’anima, quello che non ha bisogno di parole. Lo vivo come un momento di resa e di calore, quando le difese cadono. Nella mia esperienza significa sentirsi meno soli e dire “ci sei, andiamo avanti insieme”.
Leone 2.0 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Cara Chiara,
Vorrei esprimere un commento positivo perché Il romanzo mi ha colpito perché mostra come la Prima Guerra Mondiale abbia travolto madri e figli innocenti. La definizione di “figli della guerra” a pagina 10 fa capire che il conflitto non finisce in battaglia, ma continua a segnare chi nasce nel dolore dell’abbandono.
“Un’onda che arriva da lontano, così lontano che non si poteva più scorgere cosa l’avesse generata, salì dentro di lui a quell’abbraccio” a pagina 137 ha fatto capire quanto era forte il legame tra Vittorio e Giovanna dopo molti anni che non si vedevano.
Un’altra parte è quando Vittorio si sente così tanto in confidenza con il dottor Caccia che gli rivela tutto l’accaduto di come si è fatto male che era una cosa che non aveva detto a nessuno.
Questa frase “Un’onda che arriva da lontano, così lontano che non si poteva più scorgere cosa l’avesse generata, salì dentro di lui a quell’abbraccio” mi fa riflettere che le amicizie vanno scelte bene perchè se sono veri amici si ricorderanno sempre di te.
Un vero abbraccio mi è capitato solo nei momenti di consolazione, un vero abbraccio si sente sia da come è fatto sia dall’affetto che ci si mette.
Come ad esempio quando mi sono scoraggiato per scalare una parete di roccia senza imbragatura perché avevo paura delle altezze l’abbraccio di mio zio mi ha dato energia, voglia di riprovarci.
Quel col Beta ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Gentile Chiara Carminati,
ho letto “Nella tua pelle” con molto interesse e mi ha colpito in particolare la parte in cui Giovanna entra nella nuova famiglia. In questa scena ho percepito un forte senso di smarrimento: Giovanna cerca di adattarsi, ma allo stesso tempo sembra perdere una parte di sé.
Mi ha colpito il contrasto tra l’apparente sicurezza della nuova casa e il disagio interiore della protagonista. Questo fa emergere molto bene il tema dell’identità e della difficoltà di mettersi davvero nei panni degli altri.
Ho apprezzato molto il suo stile, semplice ma profondo, capace di trasmettere emozioni anche attraverso piccoli dettagli.
beta125 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Cara Chiara,
mi ha colpito il tuo modo di scrivere ricco di dettagli come la descrizione dell’ abbraccio tra Giovanna e Vittorio “un’onda che arriva da lontano destinata a schiantarsi e sommergere i pensieri, quell’onda che gli fece tremare le spalle, invase le vene e smosse le mani” le similitudini dell’onda e la profonda descrizione mi coinvolgono.
Mi ha colpito il tema del libro, una storia di questi bambini nati nel periodo sbagliato e nel modo sbagliato, poi la storia si evolve e Giovanna viene adottata dalla famiglia Maseron, dove l’autrice descrive come Giovanna si sente in quella “nuova” famiglia, deve essere come vuole la madre, addirittura deve chiamarla Signora mamma, sua madre poi decide di cambiarle nome in Lucrezia, questi episodi l’interpreto come se la mamma stesse dettando la vita di sua figlia, vuole che sia perfetta.
La parte che mi ha coivolto di più rimane l’abbraccio tra Vittorio e Giovanna, io vivo un
abbraccio ad esempio con la mia sorellina come un momento di estrema intimità, come se le due persone si guardassero da dentro, un piccolo momento di telepatia e di semplice felicità, anche come confronto tra le due persone e come se potessi vedere lo stato d’animo dell’altro, lo senti, lo percepisci e ti travolge in un con un miscuglio di emozioni.
biscotto_al_pesto ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Cara Chiara Carminati,
a parer mio, a pagina 137, avviene la scena più bella dell’intero libro… mi ricorda quando alle medie, una mia amica d’infanzia che era in classe assieme a me, mi abbracciò così come Giovanna abbracciò Vittorio, non serve che sia lungo l’abbraccio, basta che ti rimanga in testa.
La descrizione è molto suggestiva, mi è piaciuto il paragone dell’onda.
Io sinceramente non sapevo cosa fare in quella situazione lì, probabilmente sarei rimasto fermo come un palo a capire cosa stesse succedendo.
Anche mi è piaciuto quando Vittorio disse al dottor Caccia “questa è mia sorella”, e mi ha fatto riflettere molto riguardo a questo, perché non serve in DNA, o un documento per dire che quella persona è tuo fratello/sorella, ma l’affinità
banana16 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 25/03/2026
Cara Chiara,
esprimo il mio commento positivo al tuo libro. Mi è piaciuto molto quando Giovanna mette il braccio intorno a Vittorio. Questo gesto è dolce e mostra amicizia e affetto. Fa sentire sicuri e tranquilli i personaggi. Mi piace il libro perché le parole sono semplici e facili da capire. Le frasi sono chiare e aiutano a capire i sentimenti dei personaggi. Questo libro mi fa pensare all’amicizia tra le persone. Mi fa capire che anche i gesti piccoli sono importanti. Mettere il braccio intorno a un amico è un gesto gentile. Quando abbraccio mia mamma mi sento felice e sicuro. Per me l’abbraccio è un gesto che porta gioia e amore nella vita di tutti i giorni.
StofanotopA ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Gentile Chiara Carminati.
Le scrivo perché sto leggendo il suo libro “Nella tua pelle” e mi ha colpito tantissimo l’episodio dell’abbraccio di pagina 137.
Le scrivo perché un momento simile è successo anche a me. Come Giovanna, che a Padova si sente fuori posto e deve fingere
di essere un’altra persona, a volte anche io mi sentivo così. Mi è capitato di sentirmi chiuso in una pelle che non era la mia,
magari per la timidezza o perché gli altri non mi capivano.
Ma proprio come succede a Giovanna e Caterina, anche a me è capitato di ricevere un abbraccio vero che mi ha fatto sentire
finalmente “a casa”. In quel momento ho capito chi ero davvero, senza dover dare spiegazioni a nessuno.
Grazie per aver scritto questo libro. Mi ha fatto sentire meno solo e mi ha ricordato che, anche se la vita a volte ci allontana, il
filo teso dell’amicizia ci riporta sempre da chi ci vuole bene per come siamo fatti dentro.
“Per me un abbraccio rappresenta un momento di pausa dal mondo. Nella mia esperienza, è un gesto che va oltre le parole:
a volte, quando sono stanco o mi sento sotto pressione per la scuola o per altre situazioni, un abbraccio riesce a trasmettermi
una calma che un lungo discorso non saprebbe mai. Vivere un abbraccio significa sentirsi protetti e “visti” per quello che si è,
proprio come accade ai protagonisti del libro. È un modo per dire “ci sono” senza bisogno di usare la voce. In un’epoca in cui
siamo sempre connessi attraverso gli schermi, l’abbraccio resta il contatto più autentico e potente che abbiamo”.
Niel ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
COMMENTO NELLA TUA PELLE
Cara Chiara Carminati,
sono arrivato a pagina 148 del tuo libro e devo dire che mi sta piacendo moltissimo.
L’uso delle similitudini mi fanno capire meglio la situazione e le vere emozioni provate dei personaggi, per esempio a pagina 162: “le idee della gente sono come i gorghi marini: per quanto cerchi di nuotare in senso contrario, riescono comunque a trascinarti sul fondo ”
Inoltre trovo molto interessante il fatto che ci siano varie storie all’interno dello stesso libro e che i personaggi crescano in parallelo, perché ti fa sentire proprio come si sentono loro e poi al momento della riconciliazione anche tu hai la sensazione di ritrovare gli altri personaggi dopo tanto tempo.
È molto interessante anche il fatto che la storia è assolutamente verosimile e che probabilmente molte molto sono accadute realmente.
In particolare le pagine dell’incontro di Vittorio e Giovanna, fino a dove sono arrivato, sono piene di significato perché danno un senso a tutto ciò che hanno passato i due ragazzi e perché uniscono due ragazzi che si sentono come fratelli, forse perché non avendo avuto una vera famiglia se la sono dovuti trovare da soli.
Il mio momento preferito è quello dell’abbraccio perché è il simbolo del passaggio dalla vita in cui erano da soli contro il resto del mondo alla vita con il fratello a fianco.
Quando io abbraccio qualcuno, come un parente o un amico, sento di fondermi con quella persona e sento che niente e nessuno potrebbe separarci. Soprattutto quando quella persona non la vedo da molto tempo, incontrarsi con un abbraccio è come ricompensare tutto il tempo che siamo stati lontani con degli attimi in cui siamo un tutt’uno.
E secondo me anche Giovanna e Vittorio si sono sentiti così.
IL KING DELLA LAGUNA ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Cara Chiara,
voglio fare un commento positivo sul tuo romanzo.
Leggendolo mi sono sentito spesso coinvolto, come se alcune emozioni dei personaggi fossero simili a cose che ho vissuto anche io.
Mi ha colpito molto la scena sulla diga di San Nicolò, quando il dottor Caccia racconta a Vittorio il suo passato partendo da una semplice conchiglia. Mi ha fatto pensare a quando anche a me è successo di collegare un ricordo importante a un oggetto piccolo e apparentemente senza valore.
Il fatto che “quattordici anni” sia l’età di Vittorio crea un legame forte tra i due personaggi. Questa cosa mi ha fatto pensare a quanto sia più facile capirsi quando si vivono momenti simili, soprattutto durante la crescita.
Il dottore, che sembra forte, mostra invece una ferita ancora aperta. Questo mi ha colpito perché fa capire che anche le persone che sembrano sicure possono avere delle mancanze. Anche il mare cambia significato: da luogo di libertà diventa simbolo di distanza, questi luoghi mi fanno pensare alle mie vacanze estive, quando guardo il mare mi sento felice e mi sento libero e senza pensieri.
Mi è piaciuto anche il contrasto tra quello che il dottore dice e quello che pensa davvero, quando ammette che Venezia gli manca.
È una scena semplice ma molto intensa, che riesce a comunicare tanto con poche parole.
XM50 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Cara Chiara,
il tuo romanzo mi ha colpito perché parla di un tema che non conoscevo: “gli orfani dei vivi”. Sono i figli della violenza, figli dei nemici, figli dei cattivi e le madri sono costrette a partorire e poi ad abbandonarli.
La scrittura sembra semplice e scorrevole, con poche parole si è subito immersi nel racconto, perché è molto intenso emotivamente.
Mi piace l’uso di similitudini con elementi della natura, (ad esempio a pagina 49 “il rifiuto di Giovanna/Lucrezia è come un frutto maturo che cade a terra e fa uscire un seme”).
Una parte che mi ha molto colpito è a pagina 76 dove il Dr. Caccia sta visitando Vittorio e capisce che il dolore al ginocchio è a causa di una botta, il ragazzo scoppia a piangere e gli racconta cose che non aveva mai detto a nessuno. Il dottore fa un gesto bellissimo, offre un lavoro di falegname a Vittorio per farlo sentire utile, importante e adatto per l’istituto di San Filippo Neri.
A pagina 137 Giovanna riconosce Vittorio e gli corre incontro e lo abbraccia, anche lui la riconosce ma resta immobile. Poi come il mare che prima è calmo e dopo per il passaggio di un motoscafo si gonfia e si agita anche in Vittorio si muove qualcosa dentro, abbraccia Giovanna con tutti i ricordi e le emozioni che ha nel cuore.
Per me un abbraccio è un gesto di affetto molto importante, perché vuol dire: ti accolgo, ti voglio bene, ti proteggo e ti avvolgo; è un’unione perfetta. Un contatto profondo tra due persone che si vogliono bene. Gli abbracci che mi fanno bene sono quelli dei miei compagni di squadra quando ho ottenuto un buon risultato o una caduta o una sconfitta a una gara.
Mr.Zubottino ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Cara Chiara,
Il tuo libro mi è piaciuto perché non è scritto in modo complicato con similitudini e metafore, ma con parole comuni e allo stesso tempo molto efficaci, che riescono a farti capire fin da subito sia cosa provano i personaggi sia la morale della storia.
Una cosa interessante della storia è che è raccontata da più punti di vista, come quello tra Giovanna, Vittorio e Caterina, quindi possiamo capire cosa pensano e provano i diversi personaggi nello stesso lasso di tempo. Questo rende il racconto più coinvolgente, perché è come se il lettore entrasse davvero nella loro testa e nei loro sentimenti.
La storia parla di temi importanti come il riuscire a mettersi nei panni degli altri, e il bisogno di essere capiti. Secondo me, questo è il messaggio principale del libro: cercare di capire davvero le persone, non solo guardarle da fuori.
Una delle parti che mi ha colpito di più è quella a pagina 137, quando Giovanna e Vittorio si ritrovano dopo molto tempo, in un posto dove non pensavano mai che potessero incontrarsi e si abbracciano. Questa scena è molto emozionante perché non è solo un abbraccio normale, ma sembra quasi che i due si capiscano senza parlare.
Questo momento è importante perché mostra quanto sia forte il legame tra i due personaggi e fa capire che a volte un gesto vale più di mille parole.
Per me l’abbraccio è un gesto molto importante, perché è un modo per dimostrare affetto e vicinanza. A volte quando una persona sta male, non servono tante parole: basta un abbraccio per farla sentire meglio. Anche nella mia esperienza, gli abbracci sono momenti in cui ci si sente capiti e meno soli.
just_v1c ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Cara Chiara,
il tuo libro mi è piaciuto molto,mi ha affascinato molto come tu abbia paragonato la quiete del mare e il passaggio di un motoscafo ai sentimenti di Vittorio a pagina 137-138 penso che tu abbia descritto alla perfezione la sua emozione.
La scena dell’abbraccio tra Giovanna e Vittorio mi è rimasta in mente, mi è sembrata piena di emozioni diverse, come sicurezza ma anche un po’ di paura.
Secondo me, in quel momento l’abbraccio vale più delle parole.
Anche nella vita reale penso che un abbraccio sia importante, perché fa sentire capiti e meno soli come quando perdi una partita,sei demolito come un pupazzo di neve a maggio ma poi un singolo abbraccio ti avvolge,ti dà vita e ti spinge a pensare alle cose belle che sono successe durante essa cosa hai imparato e cosa hai vissuto.
Non vedo l’ora di conoscerti e parlarti di persona.
S@m ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Cara Chiara,
le similitudini che usi fanno capire il miscuglio di emozioni che stanno provando i protagonisti. Quella di Giovanna “come una mosca nella ragnatela” mi ha fatto sentire la paura e l’intrappolamento insieme.
Mi è piaciuto anche il dottor Caccia perché lascia spazio di manovra: non dice a Vittorio cosa fare, lo ascolta, e quando Vittorio gli confessa tutto invece di sgridarlo gli trova un lavoro.
La scena più bella è quando Giovanna arriva al molo e vede Vittorio con il coltello in mano, glielo prende, glielo richiude e lo abbraccia, dentro Vittorio si alza un’onda che arriva da lontano e si schianta, e lui piange. Quell’immagine del mare che si risveglia è azzeccata perché spiega che dentro di lui c’era qualcosa di addormentato che finalmente esce.
Secondo me, l’abbraccio rappresenta il momento in cui si smette di difendersi e ricomincia a fidarsi.
Ho provato anch’io questa sensazione dopo essere tornato nella città dove vivevo e aver ritrovato degli amici che non vedevo da anni. Sembrava non fosse cambiato niente dall’ultima volta che ci eravamo visti.
Queste mie riflessioni vogliono essere un commento positivo al tuo romanzo. Grazie.
Re_mavo ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/03/2026
Cara Chiara.
Trovo stupenda la parte del romanzo in cui Vittorio e Giovanna si ritrovano; immagino la sensazione che deve aver provato Giovanna nel rivedere il suo amico dopo tanti anni. Il fatto che lei vede prima il cane, poi il coltello e solo poi Vittorio lo interpreto come il fatto che lei quasi non ci credeva che lo avrebbe rivisto, non credeva che dopo tanti anni avrebbe potuto rivederlo.
Quando lei gli disse come prima cosa “Ti avevo detto di prenderlo solo se ne avevi bisogno”, come se non fossero passati tutti questi anni, lo rimprovera come se il tempo non fosse mai passato e come se dall’ultima volta che si sono visti fossero passati poche ore o giorni. Quando pensi a una persona costantemente e dopo un lunghissimo tempo la vedi, tutto il tempo passato da quando l’hai vista l’ultima volta scompare, lo dimentichi, e per te la persona che hai davanti è la stessa che conoscevi anni fa, ed è proprio questo che di solito distrugge il rapporto, non la distanza, ma la scoperta che quella persona è cambiata e non è più la stessa di prima. Quell’abbraccio è stupendo, Vittorio, che non avrebbe mai pensato di rivederla, se la trova davanti, tra le sue braccia, Giovanna sapeva dove era lui, e approfitta della contessa in visita alla tomba del marito, per andare da lui, ma Vittorio non si sarebbe aspettato mai che da un giorno all’altro la avrebbe abbracciata.
VIttorio sul momento non sa cosa fare, è troppo coinvolto, e quindi rimane fermo quando Giovanna lo abbraccia, ma poi si lascia andare e si stringe a lei. Un momento veramente descritto bene e veramente dolce.
Trovo molto bello il fatto che nonostante in quel periodo non ci fossero i telefoni né nessun altro mezzo di comunicazione a parte le lettere continuino a rimanere in contatto e ad essere amici solo grazie a quest’ultime.
Per me un abbraccio vuol dire solo una cosa: “sono quì”. Lo ho sempre interpretato così, fin da quando sono piccolo. Il fatto di esserci sembra una cosa scontata, ma il fatto di abbracciare una persona per fargli capire che ci sei, per dire “sono qui, posso e voglio aiutarti, se ti serve ci sono.”. Un abbraccio è una cosa importante, soprattutto tra un maschio e una femmina, un abbraccio è la costruzione di un legame fraterno.
Non vedo l’ora di conoscerti dal vivo, hai un modo di scrivere stupendo.
Fofa717 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 22/03/2026
Il romanzo della Carminati mi ha colpito per come usa le parole: parole semplici ma “giuste”, quasi trasparenti. Mi è piaciuta molto l’alternanza dei punti di vista perché ti fa capire cosa provano davvero i personaggi, come se fossi “nella loro pelle”. Il tema più forte è quello dell’identità e dei segni che la guerra lascia addosso, anche se sei un bambino. A pagina 37, la scena tra Giovanna e Vittorio è bellissima: il loro abbraccio è descritto quasi come un incastro fisico, un modo per sentirsi finalmente interi dopo tanto dolore. L’autrice usa immagini che ti fanno sentire il calore di quel momento, trasformando un semplice gesto in un porto sicuro. Per me un abbraccio è proprio questo: un modo per dire “ci sono” senza bisogno di parlare. Nella mia esperienza, è l’unico momento in cui puoi abbassare la guardia e sentirti protetto dal mondo esterno, esattamente come succede ai protagonisti del libro.
poltronaaa ( Istituto Gardascuola ) 21/03/2026
Ho trovato la storia di Nella tua pelle molto intensa e profonda, soprattutto per la scelta del tema trattato. Dal punto di vista della lettura, ho apprezzato moltissimo la scelta del font: è molto chiaro e rende la narrazione fluida e scorrevole.
Tuttavia, per il mio gusto personale di lettrice, avrei preferito una struttura con capitoli più numerosi e brevi, perché la lunghezza di quelli attuali a tratti può rendere la lettura un po’ pesante. Il finale, invece, mi è piaciuto moltissimo: l’ho trovato perfetto per concludere il percorso emotivo della protagonista.
Ditonellapiaga ( Altro istituto ) 15/03/2026
Questo è uno di quei libri che, senza alcun dubbio, mi ha lasciato numerose domande e riflessioni.
Sicuramente non lo dimenticherò facilmente, forse perché tratta un argomento a cui spesso non si sa come approcciarsi.
Ti è capitato di conoscere una Giovanna? Forse non abbiamo voluto rivolgerle parola per svariati motivi, uno tra cui magari è quello di sentirsi INVADENTI o semplicemente ci viene più facile cancellare quella persona se pur presente.
Riccardo ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 02/03/2026
L’aggettivo giusto per descrivere questo libro è interessante , la sensazione che mi ha trasmesso fin da subito è quella di essere uno di quei romanzi che più leggi più li vuoi continuare. La scelta di raccontare tre storie diverse crea un racconto vario e mai monotono
inoltre tutti i personaggi sono sensati e incisivi nel racconto.
La storia che mi è piaciuta di più è quella di Giovanna, secondo me quello accaduto alla ragazza nel racconto rispecchia benissimo l’impossibilità (a volte) di noi ragazzi di essere se stessi, quella sensazione che si prova quando non sei nel luogo che ti si addice e non ti senti a tuo agio. Questo è un po’ quello che è successo a Giovanna che di quella famiglia ricca padovana aveva poco a che fare.
Anche Vittorio è un personaggio curioso, un ragazzo solitario ancora legato alle amicizie dell’infanzia e della preadolescenza, che nonostante tutto a trovare la sua strada.
L’unico personaggio che secondo me bisognava approfondire maggiormente era Caterina, citata più volte nelle varie lettere scambiate tra i ragazzi ma non si è mai parlato veramente di lei.
Enrique ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 01/03/2026
Ciao Chiara,
Il libro è molto coinvolgente,la storia che si aggira intorno ai personaggi è affascinante, a volte da rimanere colpiti. Nei momenti in cui si cambiva situazione per mezzo degli asterischi, poteva capitare di non capire dove ci si trovasse. In fin dei conti il libro mi è piaciuto specialmente i finali di Vittorio e Giovanna. Caterina è quella di cui si è parlato di meno e di cui non ho preso molto il suo finale
XM50 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
mi sono accorto che a pagina 89 il dottor Caccia aveva perso la moglie quattordici anni prima e corrispondono esattamente con gli anni di Vittorio. Lo sottolinei molto e questo mi fa pensare che i due abbiano un grado di parentela.
StofanotopA ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara Carminati,
ho notato che sia Vittorio che la contessa Bianca Maria hanno preso qualcosa di importante dal loro passato. Perché ha scelto proprio il lavoro
manuale come modo per farli stare meglio? Pensa che occuparsi di cose pratiche aiuti a guarire il dolore del cuore?
Re_mavo ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Adoro il personaggio di Vittorio, che si fa rispettare senza paura e nonostante tutto difende i suoi cari, come Caterina. Mi pace un sacco il fatto che all’interno dell’istituto ci sia una specie di “organizzazione”, da cui viene reclutato Vittorio. La parte che mi è piaciuta di più è il momento in cui Vittorio si ribella e da un pugno in faccia a Fabrizio, che potrebbe farlo picchiare da tutti i suoi gregari, e lui senza paura scaglia un gancio in faccia.
Niel ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara Carminati, sono arrivato a pagina 110 del tuo libro e la mia parte preferita è quando Giovanna si trova a Castelfranco, dove si fa una nuova amica e si diverte a suonare il piano al locale il Bruno Corvetti.
Volevo chiederti se la storia o i personaggi sono tratti da tue esperienze personali e cosa ti ha spinto a raccontare una storia così difficile come quella dei protagonisti.
XM50 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
sono rimasto stupito dalla facilità con cui la famiglia Maseron ha deciso di “restituire” Giovanna/Lucrezia all’istituto da cui proveniva. Ma ancora di più mi ha stupito la velocità della risposta del Monsignore.
just_v1c ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
Giovanna e Vittorio sono segnati dal passato, e l’ambientazione veneziana rafforza da un senso di nostalgia e ricerca di identità,mi chiedo se Giovanna riuscirà davvero a trovare sua madre e a scegliere il proprio destino?
Quel col Beta ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
mi chiedevo perché hai scelto di raccontare la storia soprattutto attraverso i pensieri e le emozioni di Giovanna invece che attraverso più azioni e avvenimenti
gg25 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara Carminati,
Quel carattere ribelle che nasce in Giovanna a 15 anni, l’hai preso da qualche storia vera che hai sentito, o è venuta fuori tutta dalla tua fantasia?
Grazie,Chiara.
beta125 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
mi ha colpito quando Lucrezia si è presa coraggio e ha detto alla madre che non voleva andare a Castelfranco, perché era la prima volta che la figlia rifiutava quello che era un ordine da sua madre, anche se non mi è piaciuto che alla fine la scusa non funzionò perché in un momento come questo sarebbe stato interessante vedere cosa avrebbe fatto Lucrezia se non fosse andata a Castelfranco.
biscotto_al_pesto ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara Carminati,
volevo farti una domanda: riguardo al dipinto che trovò il dottor Caccia nel teatro Marimonti, di quale si tratta?
S@m ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
Lorenzo mi piace perché è l’unico adulto che non vuole cambiare Giovanna. Non le dice come deve chiamarsi o come comportarsi, non le dice sempre che deve essere grata. La accetta per come’è, la chiama col suo vero nome e la ascolta invece di correggerla.
Leone 2.0 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara,
il tuo racconto intreccia con delicatezza le ferite della Grande Guerra e la ricerca di identità di Giovanna e Vittorio. Colpisce come il “seme della ribellione” della ragazza a Castelfranco e il silenzio malinconico del dottor Caccia al Lido di Venezia diano voce a una generazione di “orfani dei vivi” che tenta di scartavetrare via il dolore per ritrovare la propria dignità.
Una domanda:
Secondo te, Giovanna cerca nel ballo e nella musica solo una fuga o l’inizio di una vera libertà?
IL KING DELLA LAGUNA ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Chiara.
ho letto con attenzione la parte in cui il dottor Caccia e Vittorio camminano fino alla diga di San Nicolò e il dottore raccoglie una conchiglia. Quando Vittorio conta le righe sul guscio e dice quattordici, e il dottore collega quel numero ai quattordici anni passati dalla guerra e dalla donna che amava, è un momento molto emozionante.
Mi è piaciuto perché tutto nasce da un gesto semplice, come raccogliere una conchiglia, ma da lì viene fuori un ricordo doloroso.
Mr.Zubottino ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Cara Carminati,
Non riesco a capacitarmi di come sia possibile che la Signora Maseron per colpa di un amore non corrisposto si sia ammalata a tal punto da non poter più alzarsi dal letto.
Fofa717 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 23/02/2026
Perché ha scelto proprio il mestiere del falegname per Vittorio?
Brentegano doc ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 16/02/2026
Cara Chiara,
ho iniziato a leggere il tuo libro e sono arrivato a pagina 44. Sono felice che tu abbia trattato questo argomento perché mi hai fatto scoprire cose che non sapevo; ci sono state persone che hanno salvato dalla strada se non dalla morte i bambini nati dalla guerra e che poi li hanno accuditi, dando la possibilità di vivere una vita loro; ci sono state donne che durante la Grande Guerra erano a casa con la paura che il marito non tornasse dalla guerra, che d’improvviso sentivano entrare dalla porta dei soldati che non parlavano neanche la loro lingua, che venivano costrette a cose inimmaginabili. E la cosa peggiore è che il peso di quelle azioni cade su dei bambini che nasceranno mesi dopo, innocenti e senza colpe.
Vorrei infine dirti che mi riconosco nel personaggio di Vittorio: non dà attenzione a chi non se la merita e a chi se la merita gli dà moltissimo. Ma soprattutto non fa del male a nessuno, ma quando viene “istigato” in maniera esagerata o viene fatto del male a quelle persone, che come dicevo prima, si meritano il suo affetto, diventa una furia carica di tutta la furia depositata dalla pazienza prima di allora, dando al malcapitato, non solo una semplice lezione, ma gli annienta la cattiva strada che sta percorrendo, regalandogli a questo punto un nuovo punto di vista, quello dello sconfitto, di colui che non domina ma che è dominato “aggiustandogli” lo sguardo che ha sulle persone intorno a lui, facendolo cambiare profondamente. Inoltre, chi prima veniva guardato dall’alto verso il basso, in una volta sola si fa guardare da tutti in modo diverso che, secondo me, per le persone a cui sta a cuore lo guardano con ammirazione e rassicurazione mentre nelle persone che lo consideravano il nulla trasmetta paura e un po’ più di rispetto verso di lui.
Leone 2.0 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Cara Chiara,
è straziante vedere allontanare l’amicizia tra Giovanna, Caterina e Vittorio.
I Maseron sono una famiglia ricca ma esigente, cambia il nome di Giovanna in Lucrezia e poi deve chiamare la signora Maseron “signora mamma”.
gg25 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Cara Chiara Carminati,
ho letto con grande emozione le prime 44 pagine di “Nella mia pelle”. Mi ha colpito profondamente come hai dato voce ai “figli della guerra”, spesso dimenticati dalla storia: Giovanna-Lucrezia incarna la fragilità e la resilienza di chi cresce senza radici stabili, ma con una curiosità che diventa forza. I dettagli come il grammofono o il coltello nascosto rendono la narrazione vivida e toccante, intrecciando dolore storico con momenti di tenerezza infantile. È un romanzo che fa riflettere sull’identità e sull’adozione, senza cadere nel sentimentalismo facile. Complimenti per lo stile fluido e coinvolgente – non vedo l’ora di continuare!
Mr.Zubottino ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Cara Carminati,
Ho saputo che questa storia è vera, quindi volevo sapere se la storia di questi bambini, è tutta vera, o ci sono delle parti inventate?
Quel col Beta ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Gentile Chiara Carminati,
leggendo le pagine dedicate ai figli della guerra ho sentito con forza come i luoghi diventano custodi silenziosi delle vite spezzate che li attraversano. La Venezia tridentina e il Lido di Venezia, che spesso immaginiamo come spazi di bellezza e luce, nel suo racconto si caricano invece di un altra memoria: quella dei bambini “orfani dei vivi”, nati da violenza e poi cancellati due volte, dalla storia e dagli affetti.
just_v1c ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Ciao Chiara,
mi ha colpito il tuo libro soprattutto il modo in cui scrivi,le tue sinestesie riescono sempre a farmi venire voglia di leggere una pagina in più,amo l’argomento riguardante i figli della guerra, e la prima volta che ne leggo a riguardo e penso che questo libro sia un modo molto intrigante per farmi impare nuove cose sulla guerra e anche le conseguenze che ha pure da finita.
biscotto_al_pesto ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Cara Chiara Carminati,
tu come definiresti il tuo romanzo, storico o epistolare?
S@m ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 11/02/2026
Cara Chiara
Mi sono piaciute molto le similitudini, rendono le emozioni dei personaggi più facili da capire
per esempio questa: Giovanna si sentì in trappola come una mosca nella ragnatela, sentiva il filo di bava che si attorcigliava intorno a lei.
StofanotopA ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 09/02/2026
Cara Chiara Carminati,
ciò che mi ha colpito maggiormente della storia di Giovanna è il tema dell’identità rubata. È doloroso leggere come la signora Maseron cerchi
di cancellare non solo il passato della bambina, ma persino il suo nome, sostituendolo con Lucrezia. Mi ha colpito molto il contrasto tra la musica del pianoforte, che dovrebbe essere un sogno di bellezza, e il senso di prigionia che Giovanna prova in quella casa elegante.
Niel ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 09/02/2026
Cara Carminati,
sono arrivato a leggere fino a pagina 45 e ho letto che alcuni dei bambini vengono adottati mentre altri vengono trasferiti in altri istituti. Volevo chiederle come mai ha deciso di scrivere che tutti i bambini si separano e vengono messi in strutture diverse?
beta125 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 09/02/2026
Cara Chiara,
ho letto fino a pagina 44 del tuo libro, ho apprezzato molto come descrivi l’istituto in cui Giovanna si trova, mentre mi ha stupito il racconto del nascondiglio del coltello nel cespuglio.
Re_mavo ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 09/02/2026
Mi piace molto questo libro, parla di una questione di cui non avevo mai sentito parlare, ovvero dei bambini abbandonati dopo la guerra. Bambini che hanno dovuto crescere in fretta per ciò che vivono. Mi piace moltissimo il personaggio di Vittorio, che è l’esempio perfetto dei bambini cresciuti in fretta, come quando si è promesso di non affezionarsi mai più a nessuno, momento che ho adorato. Oppure quando litiga con Remigio e senza nessuno scrupolo tira fuori un coltello, a 7 anni. Un altro punto che adoro è l’omertà assoluta che distingue i ragazzi all’interno dell’istituto.
Peer ora ho letto solo 3 libri ma questo mi sembra il più bello.
XM50 ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 09/02/2026
Cara Chiara,
questo è il terzo libro che leggo del concorso, e sono arrivano a pagina 44, mi ha colpito molto il fatto che l’adozione di Giovanna sia avvenuta più per capriccio della signora Maseron che per un profondo gesto d’amore e generosità.
IL KING DELLA LAGUNA ( Istituto T.T. Guglielmo Marconi ) 09/02/2026
Ciao Chiara.
mi ha colpito profondamente l’episodio in cui Giovanna, poco prima di essere adottata, regala a Vittorio il coltello a serramanico nascosto sotto la lavanda. Con un gesto semplice lei riesce a ottenere amicizia, fiducia e protezione, non è un oggetto qualunque, ma un modo per dire che non sarà mai da solo, anche quando la separazione sarà inevitabile. Ho trovato molto forte il fatto che quel coltello ritorni più avanti nella storia, come segno concreto di un legame che resiste al tempo e alla distanza. È un episodio che rende visibile l’amore silenzioso dei bambini, spesso più profondo di quello degli adulti.
Moonlady ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
Nella tua pelle affronta una tematica molto forte e delicata come quella dei bambini coinvolti nei conflitti armati, ma non sempre riesce a renderle piena giustizia. Nonostante l’intento educativo sia chiaro, il racconto tende a semplificare
eccessivamente la realtà della guerra, riducendone la complessità e la drammaticità. I personaggi, pur rappresentando situazioni diverse, risultano spesso poco approfonditi dal punto di vista psicologico, rendendo difficile un reale coinvolgimento emotivo. La narrazione, inoltre, procede in modo lineare e prevedibile, senza momenti di vera tensione o riflessione profonda. Nel complesso, il libro trasmette un messaggio importante, ma lo fa in modo troppo superficiale, senza lasciare spazio a una visione più critica e intensa dell’esperienza dei bambini di guerra.
eliss ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
di questo libro mi è piaciuto molto l’intreccio di storie e vicende personali tra questi ragazzi, la scrittura è abbastanza semplice ma riesce ad affrontare temi molto importanti e forti come l’ abbandono.
Mi ha ricordato e mi è venuta in mente la famiglia e d quanto sia importamte la famiglia elle nostre vite.
john ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
Buongiorno, penso che questo libro sia ben scritto e scorrevole, ma la narrazione mi è sembrata alle volte statica e un po’ lenta.
L’idea è interessante e i personaggi ben sviluppati, in modo che noi tutti potessimo provare ad immedesimarcisi.
Mi ha toccato vedere una situazione familiare più difficile e diversa dalla mia, e mi ha aiutata ad apprezzare e riflettere di più su quello che ho.
eliss ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
Il libro Nella tua pelle non ci ha appassionato quanto le altre letture a noi proposte. Sebbene avesse un tema centrale molto affascinante e forte non ci ha convito come è stato sviluppato.
La sua narrazione ha reso una questione cosi avvincente macchinosa e priva di suspence.
Dato un tema del genere mi aspettavo un ritmo di narrazione maggiore e più incalzante.
Nonostante i difetti è stata comunque una lettura piacevole e scorrevole e che ti fa riflettere.
Lucia e Federico
20latore ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
Questo libro non mi è piaciuto molto perché l’autore non è riuscito a proiettarmi completamente nel racconto sin dall’inizio.
Nonostante il tema interessante del libro, la narrazione risulta un po’ lenta e poco scorrevole, infatti si parla a lungo di quando la protagonista è nel convento e si trascura un po’ il resto.
JONATAN ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
Nel complesso il libro ci é piaciuto, ma non completamente. La storia era originale e trattava temi spesso trascurati. La lettura é stata poco avvincente, soprattutto la parte iniziale, che é risultata macchinosa. La bella storia che formulava il nucleo del libro sarebbe potuta essere sviluppata in modo più coinvolgente. É stato difficile proseguire con la lettura, per la scarsa presenza di colpi di scena. Paragonato agli altri libri proposti questo non sembra l’altezza ed è un grande peccato. Le vicende e le storie dei personaggi ci hanno però molto toccato e fatto riflettere.
eliss ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 05/02/2026
Il libro “nella tua pelle” affronta una tematica significativa che non viene nominata spesso, infatti prima di leggere questo libro non ero a conoscenza dell’esistenza dei figli della guerra.
Racconta una storia vero simile che evidenzia soprattutto il legame che si era creato tra i personaggi e il cambiamento che devono affrontare nel momento in cui una di loro viene adottata.
Non è una storia banale e anche se a volte risulta priva di colpi di scena è riuscita a catturare la mia attenzione per tutto il libro.
Emma
john ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 12/01/2026
Libro molto interessante infatti tratta temi molto complicati, riesce a farti immedesimare nei poveri figli della guerra.
Pensare di venire allontanato dalla madre molto piccolo, poi capitare in una famiglia anche a 12/13 anni e infine ritornare dalle suore mi fa rabbrividire il sangue.
È una realtà di cui non sono abituato a sentire e mi fa molto riflettere.
bianca ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 07/01/2026
Ho apprezzato molto il libro ”Nella tua pelle“ di Chiara Carminati, perchè è curioso e capace di tenere alta l’attenzione del lettore fino alla fine.
A livello di personaggi mi sono piaciuti molto, ho trovato molto bello come la scrittrice abbia valorizzato i loro sentimenti e i loro pensieri. Ho apprezzato inoltre il fatto che in ogni capitolo viene descritta la storia di più personaggi, in modo da dare un senso di intreccio tra le vicende.
Mi ha colpito la sensibilità con cui la scrittrice è riuscita a trattare i valori che i protagonisti al centro della storia fanno emergere, come la famiglia che può essere considerata al di fuori dei legami di sangue, l’amicizia che i bambini cresciuti insieme sono riusciti a maturare e che con il tempo non è andata persa, i legami che si sono creati con suor Carmela, la contessa Bianca Maria Sapienza e dottor Caccia. Questi legami, che i personaggi hanno creato per casualità, si sono rivelati molto profondi e mi hanno fatto riflettere sull’importanza di aiutare gli altri in qualunque momento della vita.
Il libro è risultato per me molto scorrevole, con uno stile semplice e vicino al parlato, lo consiglio a tutti quelli a cui piace leggere libri non troppo impegnativi che alle spalle portano un grande significato.
anonimo ( Liceo Classico Giovanni Prati ) 06/01/2026
Nella tua pelle mi ha colpito soprattutto per lo sfondo storico in cui è ambientata la storia. Il contesto del passato è descritto in modo chiaro e realistico e aiuta a capire meglio le difficoltà e le scelte dei personaggi. Attraverso questo periodo storico, l’autrice mostra come la vita delle persone fosse segnata da regole rigide, paura e ingiustizie. La storia fa riflettere su quanto il passato influenzi i comportamenti e su quanto sia importante ricordare e comprendere la storia per non ripetere gli stessi errori.
Endriu ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 06/01/2026
Trovo questo libro molto dettagliato, è scorrevole come tipo di linguagio e ti fà anche imparare molto sul come si viveva ai tempi della guerra, l’unico fattore che non mi è piacciuto è il fatto che anche se è scorrevole ci sono alcuni punti dove si passa da un personaggio all’altro forzatamente; volevo chiedere inoltre il rapporto che c’è tra il vero e l’inventato all’interno del racconto.
longhi.andrea.11@liceodavincitn.it ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 06/01/2026
Trovo questo libro molto dettagliato, è scorrevole come tipo di linguaggio e ti fa anche imparare molto su come si viveva ai tempi della guerra, volevo chiedere però il rapporto che c’è tra il vero e l’inventato all’interno del racconto.
Federico Vago ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 03/01/2026
Ho trovato molto affascinante che le tre storie ad un certo punto si divivdono come un tessuto strappato, per poi ricucirsi incontrandosi in dei modi normalissimi.
Il libro è molto coinvolgente e il finale mi ha fatto riflettere molto sulla storia stessa.
Lo proporrei sopratutto alle persone che si sentono perse, perchè quando si è persi, si può sempre ritrovare la via.
Isa ( Liceo Classico Giovanni Prati ) 22/12/2025
Nella tua pelle di Chiara Carminati è un romanzo che, pur affrontando temi delicati e complessi, riesce a toccare corde profonde e attuali della nostra società. Leggere di eventi così vicini geograficamente, ma estranei alla propria conoscenza, genera sempre un impatto emotivo più forte. Questo romanzo riesce a illuminare un capitolo doloroso della storia recente, rendendolo accessibile e personale attraverso le vicende dei protagonisti. La trama si concentra sulle vite di giovani segnati dall’abbandono, spesso figli di madri costrette a scelte drammatiche a seguito delle violenze di forze militari straniere durante la prima guerra mondiale. Ho apprezzato l’intersezione delle prospettive dei tre personaggi principali: Giovanna, Caterina e Vittorio; che permette una visione profonda sul dolore e sulla ricerca di appartenenza dei ragazzi. Tuttavia ho percepito un ottimismo conclusivo forse eccessivamente marcato. La risoluzione che vede il ricongiungimento dei protagonisti con le famiglie d’origine, sebbene emotivamente appagante, appare, in ottica storica, come un’eccezione piuttosto che la regola per molti bambini nati in quelle circostanze. Nonostante questa riserva sulla risoluzione, il valore formativo ed emotivo che offre il libro è innegabile. Nella tua pelle stimola una riflessione sulla responsabilità storica, sulla forza dei legami scelti e sull’identità personale, rendendolo utile per riflettere su come il passato, anche quello taciuto, continui a plasmare il presente.
Alice ( Liceo Classico Giovanni Prati ) 21/12/2025
Ho trovato molto interessante e coinvolgente la lettura del romanzo di Chiara Carminati “Nella tua pelle”, perché mi ha permesso di conoscere una pagina di storia della quale non avevo mai sentito parlare prima. Il tema dei cosiddetti “figli della guerra”, infatti, viene spesso trascurato, forse perché, di fronte ai numerosi eventi storici di rilievo verificatisi in quello stesso periodo, si tende erroneamente a far passare in secondo piano questo argomento.
L’autrice riesce invece a portare l’attenzione del lettore su questa importante tematica, spesso sconosciuta o sottovalutata, sottolineando che le vite di questi bambini sono degne di attenzione e che le persone che li hanno aiutati meritano rispetto.
Il libro, inoltre, mi ha colpito per l’efficacia e la semplicità con cui riesce a trattare un tema tanto complesso e difficile, e per la scorrevolezza e la leggerezza della narrazione, che nonostante affronti un argomento doloroso e atroce, non diventa mai pesante e faticosa per il lettore.
Un altro tema affrontato dal libro è quello dell’identità: un tema sempre vivo e attuale con il quale non si confrontano solo Giovanna, Caterina e Vittorio, ma anche tutti noi.
Questi tre ragazzi, che sono i personaggi principali della narrazione, sono accomunati dal desiderio di scoprire le proprie origini e la propria storia, perché conoscere il proprio passato e le proprie radici permette di comprendere meglio se stessi. I protagonisti, quindi, nel corso della storia andranno alla ricerca di se stessi, intraprendendo un percorso di crescita lungo e difficile, che richiederà pazienza, determinazione e coraggio, ma che alla fine darà i suoi frutti. Giovanna, infatti, riuscirà finalmente a capire la sua vera identità e affermerà:”Sono io Ivanka, sono io Giovanna, sono io Lucrezia. ”Questa affermazione così semplice è però ricca di significato e da essa si può evincere la consapevolezza raggiunta dalla ragazza, che cucendo insieme tutti i frammenti del suo passato riesce a trovare se stessa. Questa frase ci permette quindi di capire che l’identità di ognuno di noi è formata da tanti tasselli, che vanno trovati, riordinati e disposti nell’ordine giusto, affinché possano formare un disegno unitario.
Trovo che l’autrice sia riuscita a veicolare messaggi importanti, in grado di toccare il lettore e di invitarlo alla riflessione, insegnandogli qualcosa di nuovo e facendolo immedesimare al tempo stesso nei personaggi della storia.
In conclusione penso che questo libro lanci un messaggio di speranza, insegnando che col tempo tutte le ferite possono guarire, tutti i legami rotti si possono riallacciare e che, anche se ci si perde, poi ci si può sempre ritrovare.
ester ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 18/12/2025
Il libro “Nella tua pelle” ha una bella trama coinvolgente e istruttiva; ti spiega e racconta cosa dovevano passare i “figli della guerra” , lasciati abbandonati perché nessuno li voleva, perché non erano stati previsti o non erano del legittimo marito.
E un libro che ti prende e ti porta con sé, però si dovrebbero eliminare certi insensati salti temporali da un personaggio all’altro senza nessun motivo, senza un legame con la frase precedente. Il libro lo leggerei volentieri se il discorso fosse legato e non ci fossero questi salti nella narrazione, che fanno perdere il filo del discorso e la concentrazione nel lettore.
GioTre ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 17/12/2025
Le storie dei ragazzi dell’Istituto di Portogruaro mi hanno appassionato e commosso, anche perché so che sono ispirati a situazioni reali. Mi è piaciuto anche il modo in cui le vicende sono raccontate e intrecciate tra loro e ho apprezzato la scrittura delicata ma mai sdolcinata dell’autrice.
Santorino 882 ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 17/12/2025
“Nella tua pelle” è un libro molto bello e significativo, e racconta la vita di molti tempo fa.
Del libro mi è piaciuto molto come veniva raccontata la storia dei ragazzi e come loro si scrivevamo lettere a vicenda.
Quello che non mi è piaciuto è il fatto che i capitoli fra di loro sono molto lontani uno fra l’altro.
Nel complesso il libro è molto bello e ti trasporta molto nei loro viaggi.
carlotta ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 17/12/2025
Il romanzo “Nella tua pelle” è scritto in modo che possa coinvolgere lettori di ogni età , secondo me affronta temi molto affascinanti per noi adolescenti.Trovo che questo romanzo possa anche dare insegnamenti per la vita che ci troveremo davanti.Ha molti punti della narrazione che attirano particolarmente la mia attenzione, il che vuol significare che questo romanzo ti assorbe completamente.
Sara ( Liceo Classico Giovanni Prati ) 14/12/2025
“Nella tua pelle” è un libro che parla in modo coinvolgente del rapporto con sé stessi e della difficoltà di accettarsi per quello che si è. Racconta le storie dei “figli della guerra”, bambini abbandonati anche se non orfani. Si ispira a fatti realmente accaduti ai primi del secolo scorso. Narra la violenza non solo della guerra, ma anche del rifiuto di bambini nati e non voluti dai mariti che rientrano dal fronte perché considerati intrusi in famiglia, concepiti e nati durante la loro assenza e a volte non voluti nemmeno dalle madri perché ricordano quello che non sarebbe dovuto succedere e che si vuole dimenticare.
La storia segue personaggi molto realistici, che vivono emozioni e problemi in cui è facile immedesimarsi, come la paura di non essere abbastanza e il desiderio di trovare il proprio posto.
Il tema della famiglia viene affrontato con la convinzione che un legame possa essere positivo anche al di là dei rapporti di sangue.
La scrittura è semplice ma espressiva: ogni capitolo scorre veloce e riesce a trasmettere bene i sentimenti dei protagonisti. L’autrice descrive i momenti più difficili, ma anche quelli in cui i personaggi scoprono il loro coraggio. Questo rende la lettura non solo piacevole, ma anche significativa.
Uno degli aspetti più belli del libro è il messaggio che lascia: solo quando impariamo a conoscerci davvero possiamo vivere meglio. La storia invita a guardarsi dentro, ad accettare le proprie imperfezioni e a capire che tutti affrontano battaglie invisibili.
Nella tua pelle è un romanzo che fa riflettere ed emoziona.
Attraverso questo libro si capisce meglio la realtà dei figli della guerra, un aspetto che non sempre si tratta e che in molti casi resta sconosciuto.
Il libro mi è molto piaciuto. E’ scritto bene, invoglia a proseguire nella lettura, fa capire il suo messaggio in modo scorrevole, delicato ma potente, accattivante e a volte poetico.
Arrivata alla fine ho quasi rimpianto che il romanzo non dicesse di più su ciascuno dei personaggi ai quali ci si affeziona, che fosse fin troppo breve e fosse finito quando ancora avrei voluto leggere, capire, conoscere.
Consiglio il romanzo a lettori di qualunque età, proprio perché scritto in maniera semplice e comprensibile, ma nel contempo capace di far riflettere anche gli adulti.
Come ha spiegato la stessa autrice «Nonostante siano bambine e bambini che iniziano la vita nella tragedia della guerra non è un romanzo dolente, al contrario, le storie hanno la forza della speranza e della gioia per la vita».
Lo consiglio quindi anche a chi cerca una lettura che parla della vita reale, delle sue difficoltà, ma soprattutto delle sue speranze.
non lo so ( Liceo Scientifico Leonardo da Vinci ) 17/12/2025
penso che le tematiche che affronta il testo siano molto affascinanti, ma penso che la lettura sia molto lenta e pesante, non mi invogliava a girare la pagina per scoprire il continuo della storia e mi a mandato quasi nel blocco del lettore
chiara ( Liceo Classico Giovanni Prati ) 06/12/2025
“Nella tua pelle” di Chiara Carminati è un romanzo che mi ha colpito per la sua capacità di raccontare i cambiamenti dell’adolescenza con grande delicatezza raccontando la storia di una ragazza subito dopo la seconda guerra mondiale, che invita a riflettere su se stessi e sul proprio modo di crescere. La protagonista affronta emozioni nuove a volte difficili, il lettore può immedesimarsi facilmente in lei nei suoi dubbi e nelle sue scoperte. Ho trovato lo stile scorrevole e semplice che rende la storia coinvolgente a persone tutte le età.