Carolina
Commenti di Carolina:
- Inserito il 05-05-2026 per il libro Lanterne verdi
(commento di voto) È un libro scorrevole, molto facile da capire e che ti fa riflettere molto. Mi è piaciuto molto il tema e i personaggi sono molto interessanti.
- Inserito il 10-04-2026 per il libro Lanterne verdi
Cara Erika, il racconto “Lanterne verdi” mi ha colpito subito perché inizia con un fatto molto importante, cioè con la famiglia di Nur che si è dovuta spostare dal proprio Paese d’origine a causa della guerra: solo pochi libri iniziano con degli eventi così bruschi. Il racconto è molto profondo e mi è piaciuto molto perché parla del tema del cambiamento e, quindi, anche della crescita. Crescere, secondo me , significa fare molte rinunce, ma in senso positivo, poiché vuol dire anche rinunciare alle proprie paure. Quindi il cambiamento può essere visto sia come obbligo, nel senso di essere obbligati a rinunciare alla spensieratezza che abbiamo tutti da bambini, sia come una possibilità, in quanto abbiamo l'opportunità di vivere nuove esperienze. Nur aveva sempre vissuto con leggerezza la sua vita, tranne che per un piccolo dettaglio, Kamel. Da quando era nato il fratellino era un peso per lei, doveva sempre badarlo e tenerlo sott’occhio, non aveva più tempo libero. I genitori per lei erano un limite, quando parlavano con Nur era solo ed esclusivamente per dirle di badare a Kamel, ed è sbagliato, perchè secondo me i genitori dovrebbero essere un aiuto. Questo libro ti fa anche capire quanto sia difficile scegliere quando non esistono soluzioni perfette, evidenziando l’importanza stessa dell’azione di scegliere. Ritengo che una scelta vada sempre effettuata, in ogni caso, anche quando non si è sicuri, perchè è meglio sbagliare piuttosto che avere per sempre il rimpianto di non sapere cosa sarebbe successo. Nur è costretta quasi sempre a scegliere da sola, poiché nel racconto gli amici restano sempre nella penombra; tuttavia, spesso, per farsi forza la ragazza pensa ad sua cara amica, Ameera. Ci sono per questo molti flashback nella sua vita, in cui le due ragazze trascorrono dei momenti felici prima della guerra. Secondo me questi inserti vogliono farci capire che alcune persone, anche se non sono più con noi, in un certo senso nel nostro cuore e nella nostra anima ci saranno sempre, come Ameera per Nur. I genitori, al contrario, sono visti come un limite nella vita della protagonista rivestendo, a mio parere, un ruolo poco costruttivo: i genitori devono essere un punto di riferimento, delle “lanterne verdi". Infatti nel libro le lanterne verdi sono viste come una sorta di speranza, come qualcosa che ti fa venire la voglia di andare avanti. La mia “lanterna verde” è la mia nonna poiché, anche quando penso di non avere niente, mi ricorda tutte le battaglie combattute finora. Senza di lei non ce la farei. Quindi per Nur e Kam le lanterne verdi erano questo, speranza. Avevano superato il confine, erano salvi, anche grazie all’aiuto di persone che, come loro, avevano superato difficoltà per riuscire a crearsi una nuova vita. Quindi anche la speranza di riuscire a vivere una vita come quella di prima, con la scuola, le uscite e con la sua amica Ameera. Il libro mi piace molto anche perchè i personaggi attraversano varie emozioni, ed esse vengono spiegate bene e dettagliatamente, per questo ci si sente spesso nei panni di Nur. Il suo personaggio mi ha colpita molto perché, nonostante tutte le difficoltà, ha deciso di andare avanti e di cercare Kamel, pur avendolo considerato all’inizio come un peso e pur essendo stanca e triste. In più Nur è un personaggio molto forte, perché è difficile prendersi delle responsabilità, come accudire un neonato, soprattutto nell'adolescenza. Uno dei messaggi del libro è infatti quello di non arrendersi mai, nonostante tutto, perché anche se ci sono difficoltà e momenti bui tutto passa e si supera. Un altro significato del libro è "l'unione fa la forza". Nur senza Kamel non avrebbe avuto la speranza di continuare a camminare nel bosco, di passare il confine e di farcela; il piccolo d’altra parte senza la sorella non sarebbe sopravvissuto. Non si può sempre fare tutto da soli. L’insegnamento maggiore che ho potuto trarne è, però, l’esistenza di una vasta gamma di emozioni e sfumature diverse, che mi hanno permesso di comprendere cosa provi esattamente ogni singolo personaggio. Il finale di questo racconto è affascinante perché resta aperto: Nur e Kam superano il confine ma non si sa cosa succeda dopo, se ritrovino i genitori, se vengano adottati, se la guerra finisca in tempi brevi oppure no. L’ho apprezzato molto perché si può fantasticare sulla fine e su quello che succederà. Nur avrebbe potuto non accettare il rischio di entrare e stare semplicemente nella sua tenda, ma non l’ha fatto. Ha deciso, quindi scelto, di andare a cercare Kam non solo per i sensi di colpa, ma anche per l’amore immenso che provava verso di lui. Consiglierei il libro ad un mio coetaneo perché il tema della guerra è ma non si affronta di frequente, nonostante la gravità della situazione. Per esempio la mia nonna, una donna molto anziana, ha vissuto la guerra e ogni volta che vado da lei, fin da quando ero piccola, mi ha raccontato cosa avesse vissuto, le sensazioni provate e le paure; ma ciò che non dimentica mai di dirmi è che, dal primo all’ultimo minuto della guerra, non ha mai perso la speranza che quel brutto momento finisse. “La speranza è l’ultima a morire” mi ripete sempre e ho associato questa frase a Nur, che nonostante non avesse cibo, non avesse un posto in cui dormire e non avesse nessuno al suo fianco, solo fisicamente, non ha mai perso la speranza di riuscire a riabbracciare il suo fratellino. Consiglierei questo piacevolissimo libro a tutti, innanzitutto perchè è facile da comprendere e fa venire la voglia di continuare a leggere, per scoprire cosa succederà nelle pagine successive, ma non solo. È ricchissimo di riflessioni e di punti di riferimento per noi giovani, che dobbiamo imparare a non dare mai nulla per scontato. In più ci fa riflettere sul fatto che un confine non è solo una linea immaginaria creata da noi umani, ma qualcosa che segna la separazione di due posti o due popoli. Al di là, che sia a destra o a sinistra, c’è sempre qualcuno, ci sono degli esseri umani che vorrebbero godersi la vita e vivere. Ci siamo noi. Ed è ancora più strano pensare che questo confine l’abbiamo messo noi, gli stessi che vorrebbero vivere una vita felice e spensierata. La guerra è così lontana, ma allo stesso tempo così vicina a noi, con persone che muoiono, perdono la famiglia e combattono solo per un misero pezzo di terra. Questa storia lo spiega benissimo, spiega le sensazioni delle persone che subiscono questa sfortuna, ed è per questo che mi è piaciuto molto.
